Aspiranti docenti: ecco come si modifica la normativa

E’ stata data la possibilità ai docenti che non hanno avuto modo di vincere il concorso, di poter accedere in soprannumero alle scuole di specializzazione, purché lavorino presso scuole paritarie. Attualmente però, come viene fatto notare dal Coordinamento Nazionale Docenti per la disciplina diritti umani, vi sono diverse criticità nei testi degli schemi di decreti legislativi di attuazione della legge 107/2015. Per questo scopriremo di seguito tutte le novità legate ai docenti partecipi e alle evoluzioni normative che possono incidere sul loro futuro professionale.

Sistema di formazione e accesso al ruolo di docente nella scuola secondaria

Lo schema base del decreto spiega che è possibile accedere al ruolo seguendo un percorso di tre fasi: si parte dal concorso, si passa poi alla fase di formazione triennale e si segue la procedura di accesso ai ruoli con il superamento di prove che segnano la fine del percorso formativo. Per poter accedere alla prima fase di concorso è necessario avere una serie di requisiti: come prevede lo schema di decreto all’art. 5 deve essere stata raggiunta una laurea magistrale, una certificazione linguistica (livello B2), con l’eventuale attestazione di 24cfu ottenuti in materie antropologiche, psicologiche e pedagogiche, oltre alle conoscenze delle tecnologie didattiche.

A quel punto, superando il concorso si accede alla formazione in una scuola di specializzazione, con corso retribuito dalla pubblica amministrazione per 3 anni. E’ previsto, come riporta l’art. 15, che i docenti che non hanno vinto il concorso, se titolari di un contratto triennale presso una scuola paritaria, possano accedere in soprannumero alle scuole di specializzazione. Ma ciò avviene solo dopo aver superato un test. In questo caso è valido l’accesso, anche se non sarà retribuito il corso di specializzazione.

Perplessità sulla normativa

Vi è un netto contrasto tra l’art.5 e l’art.1 della legge 107/2015: quest’ultimo prevede infatti che per l’accesso al concorso sia necessaria l’abilitazione all’insegnamento. Al tempo stesso l’art. 15 contiene una disposizione che introduce una complicata realtà: come detto se un docente non riuscisse a superare il test potrebbe in alternativa offrire le sue conoscenze e prestazioni a una scuola paritaria. Una speranza che gli permetterebbe di ottenere un’ammissione in soprannumero per la specializzazione. Si tratta chiaramente di un’ipotesi che ha grandi lacune sia a livello etico che giuridico, violando così, in primis i principi di meritocrazia e imparzialità.

I docenti potrebbero dunque trovarsi costretti ad accettare realtà contrattuali non appaganti, senza contare che il loro contratto potrebbe anche essere non rinnovato.

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